Fanciulla caramella: essere bambini in guerra

Una foto di una bimba ucraina di 9 anni, seduta sul davanzale della finestra di un edificio devastato, in bocca un lecca-lecca, nelle mani un fucile a doppia canna.

“Girl with candy”.

Uno delle ultime foto simbolo che arrivano dal fronte ucraino, di una lunga ed interminabile serie per una guerra vissuta nell’era social: manifesti di infanzie distrutte, appartenenze sradicate, storie interrotte, esistenze assediate.

L’espressione della bambina non è di terrore, ma di sfida, la fierezza di un popolo ucraino, anche in tenera età, che continua a lottare per i propri diritti e volontà di vita, una r-esistenza che non intende cedere.

Capelli castani intrecciati con i colori vivaci giallo e blu ucraini, come il sole ed il cielo che gli occhi della bambina non smettono di fissare: uno sguardo coraggioso, che non ha timore di affrontare i grandi fuori, che con il potere e la violenza come armi negano l’innocenza, la spensieratezza, la purezza di giovani anime, con l’unica colpa di essere figlie di quella terra.



Anche in Russia i bambini provano a dire la loro, portando fiori per la pace, i quali vengono ferocemente calpestati dalle autorità russe, che procedono ad arrestare paradossalmente gli stessi minori: il profumo dei colorati boccioli che cerca di resistere all’odore dell’inaccettabile disperazione, i bambini che perdono l’innocenza di colpo, diventando adulti senza averlo chiesto, colpevoli di crimini mai commessi, ma ai quali si è atrocemente testimoni.

Questi bambini hanno il diritto di andare a dormire e sognare mondi infallibili e grandiosi, di giocare al gioco della campana e non quello di campo minato, di correre liberamente stringendo tra le dita un aquilone a tenere alti i desideri, e non scappare per mantenere al riparo dalle bombe il proprio cuore.


Lo scrittore americano Kurt Vonnegut definisce le guerre in generale “le crociate dei bambini”: ed allora sono loro che combattono per ciò che siamo e che saremo, sono loro che sperano in un mondo migliore, sono loro che sono certi di poter vincere questa battaglia.

Noi crediamo a loro, non abbiamo altre armi se non avere fiducia nel miracolo della fanciullezza.



Dr.ssa Annunziata Perrino

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