Grignani, il coraggio di raccontare la dipendenza

La rockstar del pop italiano Gianluca Grignani, uno degli artisti più amati e contraddittori della nostra musica, è stato ospite a Le Iene, regalando un monologo dedicato ad un momento doloroso del suo passato, fra alcol e droga.

Problemi di dipendenza che il cantante non ha mai nascosto, e che in puntata, in maniera emozionante e coinvolgente, ha deciso di raccontare, condividendo un messaggio importante di rinascita, di superamento degli ostacoli, di ricerca ed espressione della versione migliore di se stessi.


In riferimento a un periodo buio ha quindi esordito:

“La bottiglia di vodka volteggia nella mia mano lungo il soppalco della villa che si affaccia sulla collina di vigneti, indosso una vestaglia blu. La sostanza è nascosta sapientemente in bagno: ogni tanto la vado a trovare, per non cedere a qualcosa che neanche io so cosa è. L’alcol non fa effetto, non mi calma. Sono solo. Lo spazio che separa il soppalco dal pavimento è come la caduta dalla cima dell’Everest al fondo della Fossa delle Marianne”.


Poi prosegue con una massima:

“Non date mai a un poeta in mano una chitarra, vi racconterebbe quello che i poeti nascondono in fondo al fiume della tristezza e il resto del mondo potrebbe scambiarlo per un grido di guerra“; in quei poeti si riconosce Grignani, per quest’ultimo l’umano è un essere confuso ed influenzabile, incapace di distinguere il bene ed il male.


A noi si contrappone, secondo il cantante, la generazione Z, da lui ribattezzata V, come vittoria:

“Quelli che non hanno mai avuto bisogno dei libri perché hanno sempre avuto un computer, quelli che per loro è normale che il telefono faccia tutto tranne il caffè. Quella generazione, che viene indicata come la generazione dispersa, senza radici, è invece la prima che non è stata educata al motto ‘mors tua vita mea‘. È la generazione dell’inclusività, capace di rendere tutti uguali nelle differenze, la generazione del cambiamento, la mano del futuro”.


Grignani conclude il suo monologo augurando al pubblico “un finale diverso, una nuova Hotel California dove, anziché restare incastrati in un futuro senza immaginazione come nella versione originale, ci troveremo tutti, nessuno escluso, di nuovo nel deserto, liberi, con l’orizzonte davanti ed un inferno di fuoco ormai alle spalle”.


La terapia, come poesia, forma di arte, ritmicità musicale, è l’essenza stessa del monologo di Grignani: ripercorrendo le note della canzone citata, la melodia nelle parole del cantante, il viaggio nel dolore può richiedere un soggiorno in quell’Hotel, ma con la presa di consapevolezza del fatto che “ci si può permettere di andarsene facendo il check-out quando si vuole”.



Dr.ssa Annunziata Perrino




Ti è piaciuto l'articolo? Condividi la tua opinione sull'argomento lasciando un commento!





30 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti