Il gioco simbolico

Aggiornamento: 12 ott




A partire dai 2-3 anni ad ogni dimensione spaziale-temporale, oggettuale-esperenziale, il bambino impara a dare un nome ed un valore preciso che rendono condivisibile la realtà. Il rapporto tra significato e significante è molto stretto a partire da questa epoca e la relazione è sempre binaria: ad un significato sempre e solo un unico significante.

Vi sono, inoltre, altri simbolismi che rispecchiano le caratteristiche culturali e storiche del gruppo sociale nel quale il bambino cresce e che apprende come bagaglio espressivo etnico. Il bambino apprende per approssimazioni progressive con un passaggio che va dal globale al particolare. Così come ha costruito gradualmente la sua identità personale attraverso lo sviluppo progressivo di un'immagine del corpo unitario e di azioni precise e adeguate al perseguimento dello scopo, saprà fare altrettanto bene il collegamento tra un significato ed un significante grazie all'apprendimento di un segno preciso per ogni cosa. Non è un caso che il bambino pronunci il pronome personale "io" intorno ai tre anni e che da questo momento sia sempre più in grado di apprendere nuove parole e via via di articolare frasi usando un linguaggio sempre più comprensibile e preciso. Sempre verso i tre anni il bambino raffigura sul foglio la sua immagine corporea e inizia a rappresentare il mondo a livello grafico e pittorico, superando la fase dello scarabocchio con il quale rappresentava tutto e tutti. Prima del terzo anno di vita il bambino si esprime mediante la "parola-frase" con la quale comunica bisogni e chiama tutte le figure adulte a lui vicine "mamma" e "papà", esempio del fatto che un'unica parola potesse essere associata a più persone. Dai tre anni circa con l'ampliarsi del vocabolario e della capacità espressiva, con l'acquisizione della relazione significato- significanti ogni figura adulta sarà differenziata dall'altra anche verbalmente. Il gioco del bambino è ricco di testimonianze di passaggio progressivo dalla percezione globale ad una via più specifica. Il bambino gioca con un bastone e lo usa come se fosse un fucile una spada anche se non lo è, usa un telo colorato come una coperta per coprirsi, ma l'esercizio con l'oggetto lo aiuta a focalizzare meglio il suo significato e ad apprenderne il nome convenzionale.


Una scatola di cartone rovesciata e aperta sopra diventerà il vagone di un treno o un'auto, esprimendo il passaggio dalla percezione globale a quella particolare, quindi all'apprendimento. Il gioco del bambino favorisce l'apprendimento a livello cognitivo del linguaggio verbale, mezzo di sviluppo dell'intelligenza e della socialità. Il gioco simbolico riveste un ruolo determinante nello sviluppo emotivo-affettiva e cognitivo del piccolo; compare in condizioni fisiologiche intorno al terzo anno di vita e si estrinseca mediante l'uso di oggetti che normalmente hanno una funzione/uso differente: un telecomando usato come se fosse un telefono portato all'orecchio, una sedia cavalcata come fosse la sella di un cavallo, un cerchio rigido indossato sul capo come fosse la corona di una principessa. In molti quadri clinici (disturbo dello spettro dell'autismo, iperattività, disturbi del sonno, ritardo dello sviluppo psicomotorio) il gioco simbolico è assente e richiede una sollecitazione e stimolazione adeguata esterna per essere messo in atto.

L'uso del simbolo nel gioco rispecchia le dinamiche emotive ed affettive relative a quell'oggetto e riconducibile alla relazione primaria con la figura di accudimento.

Nell'ambito del gioco simbolico il bambino esplora mondi nuovi e immagina spazi non esistenti, viaggia attraverso la sua creatività. Nell'ambito dei disordini del neurosviluppo è bene dedicare parte della terapia Neuropsicomotoria alla stimolazione del simbolico.


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