L'Ospedale delle Bambole: quando i giochi hanno un'Anima

A Spaccanapoli, nel cuore della città partenopea, sorge l’Ospedale delle Bambole, nato nel 1895 ad opera di Luigi Grassi e portato avanti da ben quattro generazioni fino ad arrivare ai giorni nostri: un vero e proprio centro di riparazione di giocattoli, bambole, peluche e burattini, dove i ricordi dei proprietari vengono salvati dal tempo, restaurando in altre parole infanzie smarrite.

Come ogni ospedale che si rispetti, non solo c’è un’insegna con una croce rossa, ma c’è il triage del Pronto Soccorso, che seleziona e valuta gli interventi da effettuare, la sala operatoria, il Reparto Donazioni, per “trapiantare” pezzi di bambole in altre, Oculistica, Ortopedia e Sala Gessi; e sulla ricevuta, la diagnosi con l’intervento da eseguire, a mò di cartella clinica.

I pacchi contenenti i preziosi pazienti, accompagnati da lettere e richieste di aiuto, arrivano in questo ospedale dall’Italia e da tutta Europa: un museo insueto dove il valore di ciò che è custodito non è legato all’oggetto in sé, quanto piuttosto alla sua portata emotiva.



“Quando le persone ci contattano, hanno una gran voglia di raccontare la loro storia e perché questa bambola è rimasta nella loro vita in maniera indelebile" racconta la proprietaria, Tiziana Grassi. "Quindi, dietro queste bambole c’è sempre una storia straordinaria.”

Per le bambole, entrare in questo posto significa essere riparate e aggiustate, ma per chi le porta significa sentire di nuovo la magia della propria fanciullezza, prendersi una pausa dal mondo degli adulti, tra balocchi e ricordi.

Ed ora che si avvicina il Natale, aria di festa e di doni, dove le stanze dei nostri bambini sono già colme di giochi, che hanno aiutato a riempire tempi e spazi pandemici, è necessario andare oltre l’oggetto fisico, quanto riscoprirne un’anima: come si legge dalle lettere scritte dai bimbi che, per diversi motivi, si trovano in case di accoglienza (pubblicate dall’Associazione Società per Amore di Napoli), c’è chi non desidera giochi, ma “una famiglia”, c’è a chi “piacerebbe un telescopio così da guardare i nonni che sono in cielo", e qualcun altro che vorrebbe “un lavoro per papà".

Erri de Luca afferma che i desideri dei bambini danno ordini al futuro: non c’è altro tempo da perdere, obbediamo.


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