La Sposa Bambina

Aggiornamento: 20 feb

In occasione della Giornata Mondiale dei Diritti Umani dello scorso 10 dicembre, è importante ricordare quanto diffuso sia il fenomeno delle “spose bambine”, per cui ragazze minorenni a partire dai loro 12 anni, per ragioni culturali o economiche, vengono fatte sposare contro la propria volontà, spesso anche con la forza.

Attualmente, in tutto il mondo, oltre 650 milioni di donne sono state sposate quando erano ancora bambine: sono gli ultimi dati forniti dall'Unicef, l'organizzazione umanitaria che sottolinea come l'inizio della pandemia, la chiusura delle scuole, lo stress economico e l’interruzione dei servizi «abbiano esposto maggiormente le ragazze più vulnerabili al rischio di matrimonio precoce».

Sembra un fenomeno così lontano dal nostro paese, eppure il fenomeno delle spose bambine è presente anche in Italia con dei numeri piuttosto alti, portato sotto gli occhi politici in Senato dalle due associazioni per i diritti umani, Non c’è Pace Senza Giustizia (NPSG) e The Circle Italia Onlus.

Nell’indagine sulla situazione italiana, presentata dalle due associazioni, condotta nelle baraccopoli di Roma, risulta che la “prevalenza dei matrimoni precoci nelle comunità Rom residenti arriva al 77%”, evidenziando che le spose bambine sono 12 milioni ogni anno, spesso unite a persone più grandi di loro, senza la possibilità di opporsi.

I matrimoni precoci hanno conseguenze gravissime, come l'abbandono scolastico, casi di violenza e abusi domestici, isolamento sociale, mancanza di indipendenza ed emancipazione. Le gravidanze precoci inoltre hanno elevati rischi di mortalità sia per la madre che per il bambino: le complicanze legate a gravidanza o parto, sempre secondo il rapporto dell’UNFPA, sono la prima causa di morte per le adolescenti tra i 15 e i 19 anni, in tutto il mondo.



ActionAid, organizzazione internazionale indipendente, in Italia dal 1989 e presente in oltre 40 Paesi, si impegna ogni giorno tramite l’adozione a distanza per aiutare queste giovani donne: non è infatti soltanto un sostegno diretto alle bambine, garantendo loro ad esempio la possibilità di avere un’istruzione, ma anche alle loro famiglie che, ricevendo questo tipo di sostegno, sono meno propense a ricorrere a questa pratica.

I matrimoni minorili sono un problema di genere, “all’origine di questo fenomeno vi è infatti una concezione sociale della donna come inferiore a quello dell’uomo, che si esprime in una inaccettabile tendenza al controllo del comportamento femminile: del corpo della donna, della sua sessualità e della sua funzione riproduttiva”, scrive in una lettera la presidente del Senato Maria Elisabetta Casellati richiamando “le istituzioni tutte alla responsabilità” e a mettere in campo formazione e educazione per superare stereotipi, pregiudizi e norme sociali archaiche.

E’ fondamentale spezzare quelle catene, quelle che interrompono violentemente infanzie ed adolescenze in evoluzione: in altre parole, fermare i ladri di sogni, di stelle e di cuori, che dovrebbero battere ogni giorno al ritmo del vero Amore, che odora così immensamente di Libertà.


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