Marco Bellavia, lo stigma della depressione

Il “dolore mentale” di Marco Bellavia (così definito dallo stesso), concorrente del Grande Fratello Vip 2022, ha montato un sentimento di indignazione sui social contro tutti quegli inquilini che non solo non hanno colto gli evidentissimi segnali del suo malessere, ma si sono impegnati nell'isolarlo e nell'aggredirlo facendolo sentire solo e senza via di uscita, costringendolo all’abbandono del reality.


L’ex conduttore di Bim Bum Bam, dopo aver mostrato le sue fragilità, affrontato apertamente la depressione, l'ansia e gli attacchi di panico, e chiesto supporto agli altri concorrenti, ha ricevuto infatti sostanzialmente critiche pesanti e indifferenza: il conduttore Alfonso Signorini l’ha etichettata come “la peggior pagina di televisione”, se non fosse che dietro a questa blando stemma di reality, che rifletterebbe la realtà quotidiana, ci passi anche un gran pezzo di simulazione da spettacolo.

E quando si dimentica che sotto ai riflettori vi è una componente umana, prima che una strategia di marketing, lo spettacolo è destinato a finire.



Ma che cos’è questo disturbo di cui soffre Marco Bellavia e circa il 25% degli italiani, guardando i dati diffusi dal Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi?


La “depressione” è una patologia inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali tra i disturbi dell’umore. I suoi principali sintomi sono tristezza profonda, diminuzione di interesse o piacere per le attività, alterazione del peso e dell’appetito, alterazioni del sonno (insonnia o ipersonnia), stanchezza cronica, sentimenti di autosvalutazione, diminuzione della capacità di concentrarsi, pensieri negativi.

La persona depressa ha necessità di un supporto farmacologico e di una psicoterapia; in un’ottica sistemico-relazionale, la persona depressa è il paziente designato dalla famiglia come portatore del sintomo, colui che esprime un disagio, che appartiene all’intero sistema familiare.


Con la pandemia ci siamo riscoperti più fragili di quello che siamo, eppure il movimento del “branco” al GF Vip ha mostrato quanto la sofferenza sia temuta, soprattutto quando l’altro ne è portatore, quasi ad evitarne quel “contagio”, emotivo in questo caso, che richiama quella stessa paura di trasmissione da Covid-19 ormai introiettata.


Allora l’Umano mette distanze al dolore psicologico, per proteggersi da qualcosa che inconsciamente sperimenta, che raggira vorticosamente per mantenere il controllo di sé e del mondo; ma non può esserci un Io senza un Altro che mi riconosca, un’identità senza un’intersoggettività, uno “stare” senza uno “stare con”.


Come non ci sarà mai un carnefice senza una vittima, uno spettacolo senza un pubblico, un malessere psicologico senza possibilità di cura.

Augurando a Marco di ritrovare la porta per uscire, stavolta non dalla casa, ma da se stesso, per ritrovarsi, di nuovo, in se stesso.



Dr.ssa Annunziata Perrino



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