San Valentino, storia e tradizioni

È la ricorrenza mondiale più attesa e diffusa di tutto l’anno, quella di San Valentino, la Festa dell’Amore, dalle molteplici e curiose forme espresse in ogni angolo del globo.

Una celebrazione di questo amato sentimento che ha origini antichissime, risalenti ai Romani: Febbraio era per loro il mese della rinascita da consacrare al dio pagano Luperculus, che veniva omaggiato mescolando, ogni anno, i nomi delle donne e degli uomini che lo veneravano; poi un bambino sceglieva a caso alcune coppie che avrebbero dovuto per un anno intero vivere assieme in intimità, finchè il rito di fertilità non fosse compiuto.

Con l’avvento della Chiesa, si cercò di trovare un sostituto cristiano al dio Luperculus: fu individuato San Valentino, un vescovo martirizzato, amico di giovani amanti. In seguito per tutto l’Alto Medioevo, grazie anche al filone dell’amor cortese, si diffuse e stabilizzò la pratica di scambi d’amore e di regali durante la festa.


Attualmente, nel resto del mondo, in molte altre culture ben lontane dalla nostra, ricorrono usanze che non contemplano unicamente lo scambio di doni o altri beni materiali, bensì dimostrazioni di virilità, forza ed abilità, per conquistare il cuore della persona amata: come nel caso della cosiddetta “prova del tronco” in Brasile, dove i giovani si sfidano correndo per sei chilometri con un tronco di barauna, per conquistarsi il diritto di ballare con l’amata.

Gare di danza, invece, nel Niger ed in Kenya, dove le tribù si cimentano in balli dell’Amore, corteggiandosi e scegliendosi, ricoprendosi reciprocamente il corpo di collane, vestiti colorati e copricapi.

Nel mondo islamico, invece, la tradizione prevede che l’uomo dimostri il suo amore dando prova di resistenza al dolore, donando alla donna un fazzoletto bagnato di sangue come dimostrazione di coraggio e forza.


Più vicini alla nostra cultura i rituali attuati in Giappone, dove sono le donne a donare cioccolatini al proprio amato (ricambiate, un mese dopo, nel “White Day del 14 marzo, con cioccolatini bianchi da parte degli uomini), ed in Cina dove le ragazze sono solite dare sfoggio delle loro abilità domestiche.

Un San Valentino “familiare” è quello che si festeggia negli Stati Uniti, per cui si celebrano non solo le coppie, ma il sentimento che attraversa qualsiasi legame generazionale ed amicale, coinvolgendo soprattutto i bambini che scambiano bigliettini e dolcetti con genitori, maestre e compagni di classe.

In Inghilterra gli amanti si scambiano fiori e cioccolatini, ma soprattutto si donano i famosi bigliettini d’amore a forma di cuore chiamati “Valentine”, con il mittente per tradizione rigorosamente anonimo: usanza che risale al XV secolo quando Carlo D’Orleans, prigioniero nella torre di Londra, inviava lettere a sua moglie chiamandola “Ma tres doulce Valentinèè”.

Nelle Filippine è tradizione celebrare nel giorno di San Valentino matrimoni civili di massa (l’anno scorso circa duecento), mentre in Thailandia ci si riunisce a festeggiare la festa degli innamorati solo ed esclusivamente quando si è presa la decisione di sposarsi.

Simpatica ma meno gioiosa la tradizione della Corea del Sud, identica a quella giapponese, con la variante che il 14 aprile, nel cosiddetto “Black day”, chi non ha ricevuto doni, è costretto ad ordinare al ristorante spaghetti al nero di seppia, conditi da lamentele rispetto alle proprie sventure e solitudine!


Il denominatore di tutte queste tradizioni resta lo stesso: l’Amore per l’Altro, il nutrimento dei legami, la ricchezza della presenza.

Qualsiasi modalità ognuno sceglie per esprimere e sancire i propri sentimenti, non è mai fuori moda o luogo, perché Amare è vestirsi dello sguardo dell’Altro che mira all’eterno, Amare è abitare se stesso nei confini dell’anima altrui.



Dr.ssa Annunziata Perrino


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