ERO E LEANDRO AMORE E DISTANZA. FIDUCIA E MORTE.

Aggiornamento: 20 feb

Torna amore vela delicata e libera che occupi il pensiero della mia terra sto morendo sulla grandiosità di un fiume che è rosso di desiderio e vorrebbe travolgere il tuo amore”.


Alda Merini


Le coppie nel mito cui ci siamo dedicati per tutto il mese di febbraio, mese cui tutti riferiamo all’amore, oggi tratta di Ero e Leandro, ovvero dell’amore a distanza e della passione come naufragio di sé.

Ero e Leandro sono due giovani innamorati e bellissimi che vivono sulle sponde opposte di uno stretto braccio di mare, l’Ellesponto, attraversato da correnti fortissime e da moltissime navi. L'opposizione delle famiglie al loro amore e la distanza non li scoraggia: Leandro, forte della sua gioventù intrepida e del suo amore, ogni notte si tuffa nelle acque inquiete e pericolose per raggiungere di nascosto l'amata. Ero, consapevole dei pericoli che Leandro corre per lei attraversando le terribili acque agitate, l'attende alla finestra della sua casa affacciata sullo stretto con una candela accesa in mano, affinché la luce possa far da guida all'amante indicandogli la rotta da seguire. Una notte però la fiamma improvvisamente si spegne e, prima che Ero se ne accorga, Leandro smarrito perde la vita nell'impetuoso mare.

Ero non resistette alla visione del corpo senza vita di Leandro e, a sua volta resa cieca dalla sua passione, si lanciò nel vuoto dall’alto di una torre, suicidandosi.

Eros e tànatos, amore e morte: un connubio che sconvolse a lungo la coscienza dei Greci antichi, ma che ha appassionato generazioni su generazioni e tocca ancora oggi le corde di noi moderni


La storia d'amore, con la prova di coraggio e fedeltà costante, e l'attesa reiterata e speranzosa della giovane amante ha ispirato Ovidio, che include Ero e Leandro tra le coppie celebrate nelle sue Eroidi e rintraccia nella tragica vicenda temi cari alla sua poetica (l'attesa, l'amore fedele, la speranza vacillante di chi non si crede più amata).

L’amore resta tale e TIENE IN VITA COLORO CHE SI AMANO E LA STESSA COPPIA se mantiene la FIDUCIA, la passione, e la “fiamma accesa” che ci conduce alla salvezza. Diviene, invece, morte degli amanti e per gli amanti se nell’Amare perdiamo fiducia, stima e passione.

La Passione come pathos, come fiducia tiene in vita, e ci permette di vedere l’Altro e l’Amore che unisce anche quando tutto sembra perduto. Ci permette di “Visionare” il legame e ciò in cui crediamo anche nel buio della tempesta della Vita e nelle difficoltà che mettono a dura prova le coppie e i legami stessi.

Stendhal, d’altra parte, ci aveva ammonito: “La passione non è cieca, è visionaria“.

PER COLORO CHE AMANO GLI APPROFONDIMENTI, UNA PICCOLA CHICCA :

LE LETTERE TRA ERO E LEANDRO…..

Le lettere dedicate alla coppia sono la XVIII (Leandro a Ero) e la XIX (Ero a Leandro)

Leandro descrive con vivide immagini il suo amore assoluto e devoto per Ero. Dice Leandro alla giovane amata che traversando il mare egli è nello stesso tempo atleta e naufrago:

«Se credi alla verità, venendo mi sembra di essere nuotatore, tornando mi sembra di essere un naufrago. E se mi credi, verso di te la via mi sembra in discesa, quando parto da te, è un monte di acqua insensibile»

(Lettera XVIII, v. 119 ss., traduzione da A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli 2010)

L'arrivo del maltempo, le tempeste sul mare, rendono impossibile la traversata; l'angosciata costatazione che occorrerà aspettare del tempo per rivedersi offre l'occasione ad Ovidio per inserire, nel contesto di questa storia d'amore travagliata, un'altra vicenda: l'allusione ad Elle ed Frisso, elegante citazione mitologica, evoca già un destino di morte e annientamento:

«Mi lamentavo di non avere altro modo di giungere da te, ora mi lagno che anche questo mi manchi, per via del vento. L’acqua dell’Ellesponto biancheggia dei marosi smodati, a stento le navi restano sicure nel loro porto. Così, penso, era questo mare quando per la prima volta prese dalla vergine annegata il nome che ha ancora.»

(Lettera XVIII, v. 139 ss., traduzione da A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli 2010)

Leandro, con commozione, sfoga la sua frustrazione per la distanza che lo separa da Ero e per il mare in tempesta; promette, infine, di raggiungere presto l'amata, anche a costo di morire:

«Non ti avrò dunque mai se non quando lo vorrà il mare, nessun inverno dunque mi vedrà felice? E poiché niente è meno certo del vento e dell’acqua, la mia speranza deve essere sempre riposta nel vento e nell’acqua? Adesso è ancora estate, ma quando le Pleiadi, Boote e la capra Olenia, sconvolgeranno il mare? O non so fino a che punto ho coraggio, oppure anche senza cautela, Amore mi getterà in mezzo alle onde. E perché tu non creda che io prometta per un futuro lontano, ti darò presto un pegno della mia promessa: se il mare resterà gonfio ancora per poche notti, cercherò di andare per i flutti ostili; o avrò sano e salvo il premio della mia audacia, o la morte sarà la fine di questo amore affannoso.»

(Lettera XVIII, v. 187 ss., traduzione da A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli 2010)

La risposta di Ero a Leandro apre una porta sulla vita in tempi passati, sulle differenti occupazioni in cui sono impegnati uomini e donne, guardando ogni cosa da una delicata prospettiva giovane ed innamorata, molto femminile:

«Troppo lungo è ogni indugio che ritarda la nostra gioia; perdona la mia confessione: il mio amore non è paziente Bruciamo dello stesso fuoco, ma non sono pari le forze: sospetto che negli uomini sia più forte il carattere Come il corpo, così anche la mente delle ragazze è fragile: morirò se prolunghi ancora un poco l’indugio. Voi, andando a caccia o coltivando i poderi, mettete molto tempo in vari indugi. Vi trattengono il foro, gli esercizi in palestra, o reggete col freno il collo del vostro cavallo, o prendete con la rete l’uccello o con l’amo i pesci: passa più svelto il tempo col vino in tavola A me, che sono reclusa, se anche bruciassi di meno, non resterebbe nient’altro da fare che amare.»

(Lettera XIX, v. 3 ss., traduzione da A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli 2010)

La ragazza, turbata e in ansia per l'assenza dell'amato, anche se da lui ha ricevuto conferme e promesse d'amore, vacilla e si abbandona ad un accenno di gelosia: che l’indugio di Leandro sia dovuto a un’altra causa?

«Non temo tanto i venti, che ritardano i miei desideri, ma che non si disperda, simile al vento, il tuo amore, che io conti meno per te, che i pericoli superino il motivo per venire, e il compenso non valga più la fatica. Talvolta temo che mi danneggi la patria e si dica che una ragazza di Tracia non è all’altezza di un letto di Abido. Eppure sono in grado di sopportare tutto piuttosto che tu resti in ozio, conquistato da non so che rivale, e abbraccino il tuo collo braccia estranee, e un nuovo amore sia la fine del nostro amore. Piuttosto morire che soffrire questa sciagura, e il mio destino si compia prima del tuo tradimento!»

(Lettera XIX, v. 95 ss., traduzione da A. Perutelli, G. Paduano, E. Rossi, Storia e testi della letteratura latina, Zanichelli 2010)

Le lettera si chiude con un presagio di morte, che Ero ipotizza sia e determinata dal tradimento di lui, spingendo, di fatto, con la sua insistita impazienza, Leandro tra i flutti in tempesta, mandandolo incontro ad un triste destino.

Ma è la mancanza di fiducia e di stima che decreterà la fine di entrambi, dell’amore e della coppia. Una riflessione per tutti noi.





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