FATE - WINX LA SAGA FORSE UNA METAFORA DELL'ADOLESCENZA?

Aggiornamento: 25 set




Sessualità e sesso, identità e costruzione di essa, confusione e disorientamento, emozioni al massimo livello senza che possano essere facilmente gestite e controllate. Fatica a rispettare le regole. Assenza di limiti, amicizia e importanza del gruppo come seconda famiglia, difficoltà dei genitori nella gestione dei figli, disillusione dal mondo dell’infanzia e crescita faticosa. Utilizzo dei social e realtà virtuali e parallele …….stiamo parlando del mondo di oggi ?! Sembrerebbe questa la metafora che si intravede in Fate: The Winx Saga una serie televisiva italo-britannica di genere fantasy, basata sul cartone animato Winx Club, creato da Iginio Straffi. La serie è stata creata da Brian Young e prodotta da Archery Pictures e Young Blood Productions, in associazione con Rainbow per la piattaforma di streaming on demand Netflix.

Situata in un mistico mondo parallelo, l'Oltremondo, la scuola di Alfea addestra le fate nelle arti magiche da migliaia di anni. Bloom, nuova studentessa della scuola, è una fata diversa dalle altre: la ragazza è infatti cresciuta nel mondo degli esseri umani, e, nonostante abbia un animo gentile, dentro di sé nasconde un forte potere magico in grado di provocare distruzione. Durante il suo soggiorno ad Alfea, Bloom apprende che per gestirlo deve riuscire a controllare le proprie emozioni, positive o negative che siano, poiché è da queste che la magia scaturisce. La fata si ritrova dunque a dover fare i conti non solo con la sua nuova vita in compagnia delle coinquiline Stella, Musa, Terra e Aisha, ma anche con il suo misterioso passato e con l'imminente pericolo dei Bruciati, pericolose creature che minacciano Alfea.



Questa certamente la trama avventurosa della serie tv vietata ai minori di 14 anni, ma che con ritmo incalzante sembra condurci nel mondo senza freni dei nostri giovani. Un mondo dove i ritmi della crescita sono velocissimi, dove si fatica a pensare e che oggi si scontra sempre di più con la dimensione del virtuale e dei social.

C'è una citazione famosa di Shakespeare, tratta da "Il Racconto d'inverno" in cui descrive l'adolescenza in questo modo: "Vorrei che non ci fosse età di mezzo fra i dieci e i ventitré anni o che la gioventù dormisse tutto questo intervallo; poiché non c'è nulla in cotesto tempo se non ingravidare ragazze vilipendere gli anziani, rubare e darsi legnate". Poi, continua dicendo, "Dopo aver detto ciò, verrebbe mai in mente a qualcuno, tranne a queste teste calde tra i 19 e 22 anni, di "andare a caccia" con questo tempo?"

Quindi, quasi 400 anni fa, Shakespeare descrisse gli adolescenti in una maniera molto simile a quella con cui li descriviamo oggi con la differenza, però, che oggi cerchiamo di capire il loro comportamento e il nostro in relazione al loro e viceversa.

L’adolescente è già adulto per ciò che inerisce al funzionamento psichico, ma non lo è ancora per ciò che riguarda il suo funzionamento sociale: è ancora ‘figlio di’.

Uno dei luoghi dove si è generato questo cambiamento del funzionamento psichico dei soggetti è sicuramente la famiglia, istituzione che negli ultimi decenni ha subìto delle trasformazioni enormi in particolare per ciò che riguarda le interazioni e i ruoli all’interno del triangolo padre-madre-figlio. Affrontare il disagio adolescenziale inevitabilmente ci obbliga a indagare quel luogo nel quale quegli adolescenti si sono costituiti. Le famiglie – e in particolare i ruoli genitoriali – si sono straordinariamente trasformate negli ultimi decenni, tanto da richiederci nuovi ‘attrezzi’ teorici e nuove prassi cliniche per comprenderle e potervi intervenire. Ecco quindi che lo scenario si allarga dal figlio al genitore, dalla famiglia alla società e alla cultura che la sostiene. Comprendere i cambiamenti intervenuti nella mente dell’adolescente ci porta a indagare le trasformazioni accadute entro il ‘triangolo padre – madre – figlio, accanto al tema della rarefazione o scomparsa della figura paterna, cui spesso si riferisce anche Recalcati.



Uno dei temi forti tra gli altri presenti nella saga delle Winx è il rapporto del giovane con il proprio corpo.

Il corpo è uno dei mediatori fondamentali della relazione che il soggetto ha con il mondo, oltre a essere il luogo dove le emozioni trovano la loro origine. Il corpo – la sua rappresentazione mentale – è l’interzona tra il ‘dentro’ (io) e il ‘fuori’ (realtà, l’altro, tu).

In una certa prospettiva il corpo è il ‘luogo’ dell’interazione sociale, ed è quindi il luogo dell’inconscio: l’inconscio è nella relazione, nell’io-tu. Non siamo proprietari neanche del nostro inconscio, siamo parlati e agiti da quella cosa che sta a metà strada tra noi e l’altro, il nostro corpo. L’adolescente è il soggetto sociale che più d’ogni altro manifesta attraverso il suo corpo il disagio della modernità, interpretandolo con drammaticità e spregiudicatezza, oltre che con inconsapevolezza. Tentare di comprendere e dare senso alla gestione del corpo e delle conseguenti emozioni così come ci vengono presentati dagli adolescenti ci illumina sugli aspetti di disagio e de-umanizzazione che segnano alcuni fenomeni della nostra cultura e società, nel suo insieme.

Da più parti sentiamo ripetere la formula vacua tanto cara a coloro che dovrebbero occuparsi di crisi adolescenziale: la causa è “la perdita di valori” negli adolescenti. Non ci si accorge che questa crisi appartiene anche a noi - adulti, genitori, insegnanti, operatori della salute, psichiatri, psicoterapeuti. E non si riconosce che il valore più assoluto che tutti noi ci portiamo dentro sono i nostri desideri.

Gli adolescenti ci possono ‘insegnare’ qualcosa su ciò che noi siamo ora, oggi, riguardo al corpo e alle emozioni. Di questo, sembrerebbe, si intenda parlare: di adolescenti, di corpi, di sessualità, di desideri. Questi i temi con quelli di gruppo, di amicizia , di socializzazione, famiglia e tentativo di trovare la propria strada.

Il Desiderio che conduca alla crescita, alla realizzazione di sé e non al godimento immediato che escluda l'Altro, portandoci alla solitudine e al vuoto soggettivo e relazionale.

Bisogna ritrovare la via per riconsegnare ai corpi la loro sostanza: il desiderio dell’altro.





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