IMMAGINAZIONE.....VALORE PER LA CRESCITA


La logica ti porterà da A a B

L’Immaginazione ti porterà dovunque”

A. Eistein


IMMAGINARE….. ricordo da piccola quante volte l’immaginazione mi ha permesso di vedere quel luogo speciale del possibile che agli occhi di un bambino è tanto prezioso e caro… io figlia di una generazione dell’analogico che costruiva con cartoncini e colla la propria casetta delle bambole nello scatolo di scarpe vuoto… E le ore a legger i libri…perché il primo computer la mia generazione lo ha visto a 14 anni…il “Comodor 64”…. E io solo a 23 anni per la preparazione della mia prima tesi ….. nell’infanzia e adolescenza per noi generazione di quarantenni e oltre si giocava e si immaginavano mondi e ci si immaginava in quei mondi…ci si immaginava nei colori e nel grigio….ma ci si immaginava e si immaginava….. internet poi….è un ricordo da adulto anche se oggi sembra che questi mezzi tecnologici ci siano sempre stati, perché appare impossibile anche solo ricordare come fossero le nostre vite e il mondo senza….

Come in tante occasioni ho già detto, non sono contraria al mezzo tecnologico in sé, ad internet, ai social etc; ma non concordo sull’uso che se ne fa, un uso che sembra togliere ai nostri bambini e ai nostri figli immaginazione, pensiero e la possibilità di creare percorsi critici. Nel mio lavoro ho incontrato una bambina di 5 anni, che durante il periodo della pandemia ha avuto acceso al cellulare e ad internet, come tanti nostri bambini e figli, incondizionatamente. Già questo fenomeno stava avvenendo, tra video giochi utilizzati massivamente, social, etc; ma il covid ha amplificato tale condizione di delega ai supporti informatici come forma di “baby sitter”. Ho chiesto a questa bambina di disegnarmi un albero ma la piccola non lo riusciva ad immaginare. Ho provato a disegnarglielo io e a farglielo vedere sui libri di favole che ho in libreria, ma la bambina è stata capace di riconoscerlo solo sullo schermo del cellulare, e solo guardandolo è riuscita a impostare una certa forma di “albero”. Credo che questo episodio, sul quale per vari motivi non mi dilungo, ci debba far riflettere sul nostro ruolo di genitori, insegnanti, clinici, medici.

Immaginare e aiutare i nostri figli a riappropriarsi del proprio pensiero, della propria immaginazione, dei propri sogni significa aiutarli a pensare e pensarsi come “PROGETTO DI VITA”, a pensare e pensarsi come Desiderio e sogno. Significa educarli alla tenacia e al coraggio di sostenere le proprie frustrazioni e a non accedere al veloce e facile godimento che sembra promosso come costante messaggio dal mondo virtuale e dei social. Significa educarli a non sentirsi VUOTI, sensazione che oggi è sempre più dilagante tra i nostri adolescenti e giovani adulti. Significa insegnargli a sperare malgrado la difficoltà, il dolore e talvolta la morte.

Significa aiutarli ad avere un proprio punto di vista del mondo e sul mondo come come di e su loro stessi.



La formazione del soggetto si fa anche attraverso l’immaginario ed in questo senso si fa complesso lo sviluppo stesso. Quale immaginario stiamo dando loro? Quale Vuoto forse stiamo partecipando a creare? Quale opera dello sguardo gli stiamo dando? E ancora di più stiamo davvero dando loro uno sguardo in cui crescere che li aiuti a pensare il mondo? Il loro presente e il loro futuro?

Stiamo forse depurando di umanità la vita e la possibilità di crescita, abdicando al “tutto e subito” e al piacere senza desiderio? Io credo che il rischio ci sia tutto e già pericolosamente presente.

Immaginare e giocare con la fantasia e le emozioni…….

Tutto quanto sopra descritto e questa sono i motivi dell’idea di fondo che ha mosso anche l’evento del 21 maggio alla Mondadori, in via Piave a Pompei, una piccola sede e non una grande all’interno del centro commerciale. Una piccola libreria vicina a noi, davanti alla quale passiamo ogni giorno, forse distrattamente, ma vicina ai nostri bambini, ai nostri figli, alle scuole che frequentano agli ambienti che vivono.

Quel che l’immaginazione coglie come cosa bella, quella deve essere la verità” J Keats



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