L'ALBERO DI NATALE: SIMBOLI

Apriamo la “Special Week” di dicembre, tutta dedicata al Natale, con la rubrica “Cresciamo Insieme”, che vi introdurrà a questa settimana e a questa festività passando attraverso alcuni simboli e alcune rappresentazioni dei significati di questa festa, tra antropologia e psiche. Nel rispetto della posizione di ciascuno e non attraversando queste aree. E il simbolo che abbiamo scelto oggi è l’Albero di Natale. Ci dice Jung riguardo l’albero di Natale: L’albero di Natale è una di quelle antiche usanze che nutrono l’anima, che nutrono l’uomo interiore «[…] l’albero decorato e illuminato, si ritrova anche indipendentemente dalla natività di Cristo e anzi in contesti non cristiani. Per esempio nell’alchimia, quell’inesauribile inesauribile riserva dei simboli dell’antichità […] il significato dei globi lucenti che appendiamo all’albero di Natale: non sono altro che i corpi celesti, il sole, la luna, le stelle; l’albero di Natale è l’albero cosmico. Ma, come mostra chiaramente il simbolismo alchemico, è anche un simbolo della trasformazione, un simbolo del processo di autorealizzazione>>.

“Jung- I Simboli dell’Uomo”.


Secondo talune fonti alchemiche, l’adepto si arrampica sull’albero: un motivo sciamanico antichissimo. Lo sciamano, in stato estatico, sale sull’albero magico per raggiungere il mondo superiore, dove troverà il suo vero essere. Arrampicandosi sull’albero magico, che è al tempo stesso l’albero della conoscenza, egli si impossessa della propria personalità spirituale.

Albero Cosmico o Albero della vita, preso dal Libro Rosso di Jung


Allo sguardo dello psicologo, il simbolismo sciamanico e alchemico è la rappresentazione in forma proiettiva del processo di individuazione. Come questo poggi su base archetipica è dimostrato dal fatto che i pazienti del tutto privi di nozioni di mitologia e di folklore producono spontaneamente immagini incredibilmente simili al simbolismo dell’albero storicamente attestato.

L’esperienza mi ha insegnato che gli autori di quelle rappresentazioni cercavano in tal modo di esprimere un processo di evoluzione interiore indipendente dalla loro volontà cosciente

(Tratto da Jung Parla. Interviste e Incontri)

Alla base dell’albero natalizio ci sono gli antichissimi usi, tipici di varie culture, di decorare i vari Alberi del Paradiso con nastri e oggetti colorati, fiaccole, piccole campane, animaletti votivi, e la credenza che le luci, che li illuminavano, corrispondessero ad altrettante anime.

Allo stesso modo venivano ornati anche i vari Alberi cosmici con simboli del Sole, della Luna, dei Pianeti e delle stelle. In particolare l’abete era sacro a Odino, potente dio dei Germani.


L’abitudine di decorare alcuni alberi sempreverdi era diffusa già tra i Celti durante le celebrazioni relative al solstizio d’inverno.

I Vichinghi dell’estremo Nord dell’Europa, per esempio, dove il sole “spariva” per settimane nel pieno dell’inverno, nella settimana precedente e successiva al giorno con la notte più lunga, si officiavano le solennità per auspicare il ritorno del sole e credevano che l’abete rosso fosse in grado di esprimere poteri magici, poiché non perdeva le foglie nemmeno nei geli dell’inverno: alberi di abete venivano tagliati e portati a casa, decorati con frutti, ricordando la fertilità che la primavera avrebbe ridato agli alberi.

I Romani usavano decorare le loro case con rami di pino durante le Calende di gennaio.


Albero sciamanico/cosmico


L’albero come simbolo del Cristo

Con l’avvento del Cristianesimo l’uso dell’albero di Natale si affermò anche nelle tradizioni cristiane, anche se la Chiesa delle origini ne vietò l’uso sostituendolo con l’agrifoglio, per simboleggiare con le spine la corona di Cristo e con le bacche le gocce di sangue che escono dal capo.


Nel Medioevo i culti pagani vennero generalmente intesi come una prefigurazione della rivelazione cristiana. Oltre a significare la potenza offerta alla natura da Dio, l’albero divenne quindi simbolo di Cristo, inteso come linfa vitale, e della Chiesa, rappresentata come un giardino voluto da Dio sulla terra.

Nella Bibbia il simbolo dell’albero è peraltro presente più volte e con più significati, a cominciare dall’Albero della vita posto al centro del paradiso terrestre (Genesi, 2.9) per arrivare all’albero della Croce, passando per l’Albero di Jesse.

L’albero natalizio ha una valenza cosmica che lo collega alla rinascita della vita dopo l’inverno e al ritorno della fertilità della natura.

L’albero cosmico o albero della vita è stato anche associato alla figura salvifica di Cristo e alla croce della Redenzione, fatta appunto di legno.

L’abete, sin dall’epoca egizia è stato posto in relazione con la nascita del dio di Biblo, dai Greci fu consacrato ad Artemide, protettrice delle nascite e sempre dai Greci era ritenuto simbolo della rinascita rappresentata dal nuovo anno.

Sarà poi venerato dai popoli dell’Asia settentrionale e, in particolare, dai Celti e dai Germani che lo associavano alla nascita del fanciullo divino e a sua volta alla festività del solstizio invernale.

Per il Cristianesimo l’abete diventò simbolo di Cristo e della sua immortalità.

Inoltre si noti la similitudine dell’albero con il pilastro cosmico chiamato Yggdrasill dalla mitologia nordica, fonte della vita, delle acque eterne, cui è vincolato il destino degli uomini: similitudini queste sincreticamente assorbite nel culto cristiano che celebra l’albero di Natale e la Croce stessa.


In questo breve viaggio simbolico sembrano rappresentarsi quegli aspetti che Jung chiama “Inconscio Collettivo” che unisce gli esseri umani attraverso la storia, il tempo e lo spazio. Sembra che attraverso i simboli e il viaggio che possiamo compiere per l’autorealizzazione, sia davvero possibile riconoscere il significato della vita e riconoscersi. E l’amore e la ricerca dell’Anima, simbolo intrinseco della rinascita in ogni Natale, sono alla base di ciò che ci rende Vivi sempre, malgrado la morte e la tragedie più grandi come la stessa Pandemia degli ultimi anni. L’Amore e l’Anima che si rinnovano sono sempre nei nostri Natali, al di là della nostra etnia, cultura e religione.

Ed è questo che auguro a tutti voi, attraverso le parole di Jung:

“Solo il viandante che ha peregrinato nel suo infinito mondo interiore potrà accostarsi all’Anima, scoprendo che per anni non ha fatto altro che cercare Lei. I viaggi, si fanno per cercare Anima e le persone si amano in quanto simboli dell’Anima”.


Dr.ssa Annamaria Ascione

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