SENSO DI COLPA

Senso di colpa e mito


"I Sensi di Colpa sono il principale strumento di tortura che ci autoinfliggono"

E.Jong.


O forse ci autoinfliggiamo, come una condanna che gira su se stessa e non ci consente di poter trasformare la Nostra Esistenza.


Come nel mito di Sisifo condannato per l'eternità a spingere sulla montagna un masso che gli sarebbe sempre tornato indietro, così sono i nostri sensi di colpa che ci attanagliano.


Psicologicamente il mito si Sisifo rappresenta il nostro punirci per aver fatto qualcosa di sbagliato, facendo subentrare il senso di colpa sotto forma di masso da spingere verso l’alto per sentirci meglio.

Come aveva intuito Camus nel saggio Il mito di Sisifo: anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo. Bisognerebbe immaginare Sisifo felice. [pp.318,319]-


Sisifo, dal greco Σίσυφος, è un personaggio del mito greco. Fu figlio di Enarete e di Eolo. Viene considerato il primo re di Corinto, nonché fondatore della città. Il suo nome serverebbe dal greco, ‘uomo saggio’, ma l’etimologia è incerta, nonostante questa interpretazione sia ritenuta la più attendibile. Sisifo aveva come fratelli Creteo, Macareto, Canace, Salmoneo, Deioneo; egli apparteneva alla stirpe di Deucalione. Si sposò con Merope, ed ebbe due figli di nome Almo e Glauco. Sisifo, pur essendo un mortale, era particolarmente furbo e senza molti scrupoli; la sua astuzia rimase un tratto caratteristico della sua persona. Secondo alcuni fu molto saggio, altri invece ritengono che fu un personaggio troppo senza scrupoli, quasi un brigante. Per la sua scaltrezza ed anche per la sua sfrontatezza nei confronti degli dei, egli fu condannato da Zeus ad una pena eterna. Infatti Sisifo aveva raccontato al padre di una ragazza rapita da Zeus, Egina, che era stato proprio il re degli dei a rapirla. Zeus quindi decide di uccidere Asopo, padre della ragazza, colpendolo in pieno con un fulmine e trasformandolo in un fiume; e poi di inviare a Sisifo sulla terra Thanatos, la morte. Ma Sisifo, furbo come sempre, riesce ad incatenarla per tempo. Così Zeus infine riserva a Sisifo una terribile punizione: sarà costretto a portare sul monte dell’Oltretomba un enorme macigno solamente con la forza delle sue braccia. Una volta giunto in cima, il sasso rotolerà giù, ed egli per l’eternità sarà costretto a rifare lo stesso percorso con le stesse fatiche. Camus ha scritto un testo sul significato filosofico di questo mito, intitolato proprio ‘Il mito di Sisifo’. Oggi come oggi quando si parla delle ‘fatiche di Sisifo’ si fa riferimento ad una fatica che non ha alcun senso, perché è ripetitiva, senza ottenere nulla. I sensi di colpa sono come massi che ci creiamo dei quali diveniamo schiavi e ci conducono verso l'Ade delle nostre esistenze. In un abisso senza luce e senza possibilità. Fermare la ripetitività e uscire dalla dannazione che ci infliggiamo è il primo passo per riconoscere nella fatica del vivere la scintilla del sacro che portiamo dentro. Una luce che porti trasformazione, e non il buio della ripetitività senza storia. Una fiaccola luminosa che conduce alla possibilità. "Chiunque, nel cammino della vita, abbia acceso almeno una fiaccola nell'ora buia di qualcuno, non è vissuto in vano. "Madre Teresa Di Calcutta.

Dr.ssa Annamaria Ascione

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