Le esperienze su cui si fonda la simbologia dell'area emotivo-affettiva.


Il simbolo è una pura creazione del bambino, né reale né fantasmatica, ma intermedia che unisce le due dimensioni e permette controllo e migliore integrazione dei suoi stati d'animo. Il gioco è la dimensione spazio-temporale-oggettuale privilegiata all'interno della quale esprimere la dimensione cognitivo-sociale ed emotivo-affettiva. Le persone, gli oggetti, le situazioni spazio-temporali sono costantemente sottoposte a trasposizioni simboliche, si di tipo analogico per la natura emotiva ed affettiva, prevalentemente inconscia e non consapevole, che di tipo associativo, quindi logiche e perciò più decodificabili e comprensibili. È importante avere consapevolezza dei simboli usati nel gioco del mmbambino, specie quelli espressi in forma analogica e di natura emotivo-affettiva. I processi analogici che favoriscono la creazione del simbolo sono di varia natura: analogia oggettuale, spaziale, temporale, di sensazione, di funzione e relazione.

È interessante, per comprenderle, analizzare le origini del simbolismo dell'area emotivo-affettiva e ciò che li ha condizionati inconsciamente dall'epoca intrauterina.

Se da un lato il prerequisito per lo sviluppo dell'intelligenza, intesa come capacità di conoscenza e di linguaggio, è l'esperienza che il bambino fa attraverso il suo corpo ed il proprio movimento, che Piaget chiama intelligenza senso-motoria e percettivo-motoria, dall'altro ciò che il bambino vive col corpo ha sempre valenze emotive ed affettive rilevanti, in quanto legate alla ricerca di soddisfacimento dei bisogni, in particolare nel rapporto con le figure genitoriali o con le figure sostitutive, base su cui si sviluppa la struttura psichica. La scoperta e l'uso del simbolo rivestono un ruolo fondamentale nei processi maturativi in quanto crea le condizioni per una maggiore stabilitá emotiva. Il modo grazie al quale il bambino attiva un collegamento tra ciò che c'è e ciò che lo sostituisce ha un funzionamento diverso nell'area emotivo-affettiva rispetto a qella cognitivo- sociale. Alla nascita il bambino identifica le sensazioni intrauterine con le quali ha realizzato una prima identificazione e percezione di sé, esse si trasformano grazie al tipo di relazione vissuta con le figure d'accudimento; si tratta di sensazioni che sviluppano una loro permanenza poiché vengono registrate a livello dei centri sottocorticali (talamo, ipotalamo, sistema l'invio) attraverso i metacircuiti, particolari formazioni nervose che si sviluppano e convogliano in modo via via più preciso le stimolazioni endogene ed esogene che il bambino raccoglie mediante i recettori interni ed esterni. Si determina, dunque, una dinamica stimolo-organismo-risposta non più solo legata ai bisogni primari ma anche di natura emozionale ed affettiva, relative ai fantasmi arcaici e personali, che diventa una forma di espressione e cimunicazion del Sé e che caratterizza le relazioni con le figure genitoriali prima e con tutte le altre persone poi. Il bambino sarà guidato dalle pulsioni primarie e secondarie interne che seguono la logica delle esperienze pregresse, cercando fuori una risposta a ciò che sente dentro. La dinamica non è come l'area cognitiva-sociale dal globale al particolare ma contraria. Mediante i metacircuiti già costituiti il bambino attribuisce un significato e interpreta ciò che accade attorno a sé, dunque cerca il soddisfacimento del bisogno attraverso le modalità che internamente o esternamente revocano le esperienze precedenti. Vi è una dinamica di rappresentazione del bisogno e sua gratificazione che gioca a livello d'espressione del corpo e permangono a livello inconscio. Questa forma di comunicazione è detta linguaggio analogico del corpo, rappresenta la comunicazione non verbale, e prevalentemente non consapevole, che riveste un ruolo determinante nelle relazioni umane. Il simbolo, in tal caso, ha il compito di rievocare oggetti d'amore reali o situazioni emozionali mancanti e garantire un'adeguata risposta al bisogno. Il simbolo è una pura creazione del bambino, né reale né fantasmatica, ma intermedia che unisce le due dimensioni e permette controllo e migliore integrazione dei suoi stati d'animo.



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