Costruire



“Silenziosamente costruire

e costruire è sapere e poter

rinunciare alla perfezione

Niccolò Fabi – Costruire


La vita è solo nostra, e solo noi possiamo scriverla giorno dopo giorno, ora dopo ora

“silenziosamente possiamo costruire”.

Il messaggio principale di questo brano è, a mio parere, la costruzione di sé stessi, del proprio viaggio, il viaggio della vita, come il pellegrino che effettua il Cammino di Santiago, non tanto per la meta da raggiungere ma per il percorso in sé. Tra l'inizio e la fine...nel mezzo c'è la costruzione del proprio cammino.

ma tra la partenza e il traguardo

nel mezzo c'è tutto il resto

e tutto il resto è giorno dopo giorno”

Siamo costantemente focalizzati sull’altro, sul futuro, sul domani, su quello che è al di fuori di noi, della nostra consapevolezza, ma “costruire” sta a significare anche eliminare le credenze di un Falso Sè ed iniziare a modellare il proprio “Io” sulla base delle proprie consapevolezze senza idealizzazioni. Ed è qui che arriva un messaggio forte, al quale dovremmo porre attenzione: quello di “rinunciare alla perfezione”. La perfezione la possiamo trovare nelle nostre imperfezioni, in quelle caratteristiche di noi che non apprezziamo. Possono diventare i nostri punti di forza, li possiamo trasformare in energia e colorare la nostra vita di pura autenticità.

L'autore si collega a quelle sensazioni ed emozioni da “prima volta”, lo si apprende soprattutto nelle prime strofe:

ah si vivesse solo di inizi

di eccitazioni da prima volta

quando tutto ti sorprende e

nulla ti appartiene ancora”


Potremmo associarlo all’esordio della rinascita, quando tutto diventa di nuovo una meravigliosa scoperta, quando tu stess* diventi per te stess* una bellissima scoperta. L'eccitazione delle prime volte che man mano va a dissolversi e non ci resta altro che costruire il libro della nostra vita.

“ma il finale è di certo più teatrale così di ogni storia ricordi solo la sua conclusione”


La conclusione di una storia, non intesa solamente come storia sentimentale, ma anche come storia di vita, ad esempio quando subiamo un lutto oppure un pezzo di vita che ormai si è concluso. Nel momento in cui abbiamo concluso quel percorso, abbiamo salutato quella persona ci sentiamo pervasi da una profonda angoscia e ci accorgiamo di perdere pezzi di noi, forse perché salutando la persona deceduta o un pezzo della nostra storia salutiamo anche un pezzo di noi che va via. Avevamo investito così tante emozioni che dire “arrivederci” non ci sembra possibile.

Dall'inizio alla fine della nostra vita costruiamo e ri-costruiamoci, lentamente, mattone dopo mattone, senza focalizzarci sull'obiettivo e sulla perfezione irraggiungibile.



Contatti:

Dott.ssa Rita Zampi - Psicologa e Psicoterapeuta della Gestalt Integrata in Supervisione

3491656461

r.zampi@animairis.it

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