top of page

Mamma Arcobaleno

Sono Sonia e sono mamma di un bellissimo bimbo di 4 anni… un bimbo arcobaleno.

Per chi non lo sapesse, i bimbi arcobaleno sono quelli nati dopo un aborto spontaneo. In realtà anche io sono stata una bimba arcobaleno. L’ho scoperto dopo un po’ di anni: ho sempre creduto di essere la prima figlia, finché non ho scoperto che prima di me mia mamma aveva perso il suo bambino.


Ho scoperto di essere incinta durante il periodo del Covid. Ero super felice: sarebbe stato il mio primo figlio. Avrei coronato, insieme al mio compagno, il desiderio di allargare la famiglia.

Avevo pochissimi giorni di ritardo, ma mi sentivo strana. Così chiamai mia cugina, che si presentò a casa con un test.


“Fallo ora!”


“No, ho l’ansia… domani. Aspetto ancora un po’. Mi sento che sta arrivando.”


“I sintomi sono simili. Dai, fallo!”


Cinque minuti… due striscette rosse.


Madò, sarò mamma.

Madò, Gianni sarà papà.

Madò, sarò in grado?

Madò, come glielo dico?

Madò, c’è il Covid.

Madò, ingrasserò.

Madò, aiuto.

Madò, che bello.

Madò, ho paura.

Madò…


Scendo con la voglia di urlarlo al mondo e con la sensazione che tutti, guardandomi, si accorgano che sono incinta.

Devo dirlo a Gianni.

Gli preparo una bella cenetta.

Metto il test in una scatola e poi gli dico: “Ho una sorpresa per te…”

E che sorpresa.

Lui con gli occhi lucidi, felicissimo.


“Se è maschio verrà con me allo stadio.”

“Madò, che gioia!”

“Madò, ma sei sicura?”

“Madò, e mo’ che dobbiamo fare?”

“Madò, ci vuole una macchina più grande!”

“E ora lo diciamo ai tuoi e ai miei? Aspettiamo? No, diciamolo!”


Giorni di gioia, emozioni, auguri, progetti… e paure.

“Lunedì ho la visita dal ginecologo. Sentiremo il cuoricino…”


Lo sentimmo.

Un tamburino che batteva forte, insieme ai nostri cuori stracolmi di gioia.

Il nostro piccolo.

Il nostro fagiolino.


Poi il medico disse:

“Signora, non possiamo assicurare che la gravidanza possa proseguire. La camera gestazionale è più piccola del feto. Al 90% si interromperà improvvisamente.”


Che significa che il mio pesciolino non nascerà?

Che significa?

Che significa?


Mi aggrappai per tre mesi a quel 10%.

E mi tornava in mente che anche io avevo avuto una sorella che non era nata… e poi ero arrivata io.


Una maledizione familiare?


No. A me no. Non sarebbe successo.


Una domenica come tante.

Una macchia di sangue.

Il mio pesciolino era andato via.

Il tamburello si era fermato.


Non ho parole per descrivere il dolore.

Il vuoto.

La solitudine.

La delusione.

La colpa.

La morte nel cuore.


Mi trascinavo durante le giornate come uno zombie, sentendo nella mia mente il ricordo di quel battito… e poi realizzando che si era fermato.


L’abisso.


Cosa c’era in me che non andava?


Tutti dicevano:

“Sei giovane.”

“Capita spesso alle prime gravidanze.”

“Non si era formato.”

“Meglio ora che più avanti.”

“Meglio così, poteva avere delle patologie.”


Ma il mio pesciolino era andato via.


Un giorno, parlando con una mia amica, mi disse:

“Il tuo pesciolino ha perso la strada, ma tornerà. Come Nemo. Ritroverà la strada di casa.”


Sapevo che erano parole per addolcire il mio dolore ma quell’idea di Nemo alla ricerca della sua casa mi diede il coraggio di riprovarci.


E così, di nuovo il test. Di nuovo le due lineette rosse.

Tanta gioia… ma ancora più paura.

Ho vissuto nove mesi nella paura.

L’ho detto a tutti solo dopo tre mesi.

Nemmeno il corredino sono riuscita a fare.

Non avevo il coraggio di comprare niente.

Mi proteggevo dalla paura di non arrivare fino alla fine.

A volte volevo quasi dimenticare di essere incinta. Nascondevo la pancia. Non mi guardavo allo specchio. Non avrei saputo affrontare di nuovo un dolore così lacerante.

Lo sentivo muovere dentro di me. Certo che ero felice.

Ma volevo solo che passassero presto quei nove mesi.


Dovevo vederlo.Dovevo toccarlo.

Doveva nascere.


Ed è nato.


Dopo due giorni di travaglio.

Dopo tanto dolore fisico.

Occhi grandi.

Capelli neri.

Quel pianto.

Il suo cuore.

Il suo profumo.


Il mio “pesciolino” era nato.


Un bimbo arcobaleno che aveva riportato la luce e i colori nelle nostre vite. Storia di Sonia, rubrica a cura di Maria Di Pascale

Post recenti

Mostra tutti
5- Good morning, teacher!

Notte prima degli esami, avevo diciotto anni, come posso dimenticarla!A settembre, Giulia, la mia amica, si iscriverà all’università di...

 
 
 
3- Sono Carla! Ero Carmine!

Negli anni '70 non era come oggi: essere gay era un tabù, una malattia, una vergogna per la famiglia. Mi vestivo da uomo, scendevo da...

 
 
 

Commenti


bottom of page