Il negozio di antiquariato




“Raro è trovare una cosa speciale nelle vetrine di una strada centrale Per ogni cosa c'è un posto ma quello della meraviglia è solo un po' più nascosto”

Il negozio di antiquariato – N. Fabi


Un lavoro introspettivo in cui tempo e meditazione hanno un ruolo fondamentale che mettono da parte la frenesia, le omologazioni e i comportamenti di massa che privano di una propria identità l’individuo. Con la metafora dell’antiquariato, Fabi vuole dirci che non possiamo trovare qualcosa di autentico, di valore, di speciale per le strade del centro seguendo quella che è la scia dell’omologazione, della massa e non un nostro personale bisogno.

Ogni cosa è possibile, anche trovare qualcosa di meraviglioso e unico preservando il nostro gusto, la nostra libertà di scelta e di pensiero, ogni posto può essere quello giusto… probabilmente è solo più nascosto. Provando ad andare andare oltre quello che oggi i social media ci propinano possiamo trovare il nostro spazio di unicità.


“Non si può cercare un negozio di antiquariato in via del corso Ogni acquisto ha il suo luogo giusto”


Prendersi del tempo per gustarsi le cose belle che fanno bene all’anima, avere la pazienza dell’attesa, della ricerca, in un tempo dove, ormai, tutti andiamo di fretta, dove tutto è omologato, in cui non riusciamo più ad aspettare. La fretta ci impedisce di vivere, vogliamo avere tutto sotto controllo, siamo in costante lotta contro il tempo, contro la società, ci infastidiamo per le piccole cose. Ma cosa ci accade se ci fermiamo ad attendere? Se dedichiamo il giusto tempo a quelli che sono i nostri bisogni?


“Come cercare l'ombra in un deserto o stupirsi che è difficile incontrarsi in mare aperto Prima di partire si dovrebbe essere sicuri di che cosa si vorrà cercare dei bisogni veri”


Dopo la fase di stasi, c’è la partenza per la ricerca di sé stessi, e allora proprio in questo momento dovremmo domandarci: “Di cosa abbiamo bisogno veramente?”.

La partenza dal punto di vista psicologico rappresenta la fase di distacco, di spostamento da una situazione rassicurante ad una “scomoda”, che potrebbe essere rappresentata dalla separazione dal proprio nucleo familiare o dalla propria terra d’origine (Carbonetto, 2007). Inizialmente potrebbe produrre emozioni come ad esempio: paura magari di andare oltre la zona di comfort, ansia da separazione, malinconia per quello che si lascia andare. Ma se provassimo ad immaginare come sarebbe vivere dall’altra parte della paura? Che cosa proveremmo?

È importante non confondersi e avere l’attenzione centrata sul “qui ed ora”, senza pensare cosa sarebbe buono per l’altro o cosa ci propongono i social media.


“Allora io propongo per non fare confusione A chi ha meno di cinquant'anni Di spegnere adesso la televisione”

Non fare confusione, tra i bisogni nostri e quelli dei nostri genitori o di chi ci ha preceduto. Andare fuori, nel mondo e mettersi in moto per trovare il “nostro negozio di antiquariato”.

Senza fretta e con pazienza

“Perché l'argento sai si beve Ma l'oro si aspetta”

Dr.ssa Rita Zampi - Psicologa

11 visualizzazioni0 commenti

Post recenti

Mostra tutti